Sigarette elettroniche: come funzionano?

La sigaretta elettronica è diventata molto popolare negli ultimi anni perché consente di aggirare il divieto di fumare nei locali pubblici, risulta più economica della comune sigaretta e più semplice da utilizzare, in quanto non prevede l’uso di accendini. La sigaretta elettronica sembrerebbe anche ridurre i rischi per la salute: il liquido al suo interno, infatti, è dotato di nicotina ma non di alcune delle sostanze nocive tipiche della sigaretta tradizionale, come il catrame. Nonostante le sua indubbia praticità, la sigaretta elettronica è ancora al centro di molti accesi dibattiti: alcuni mettono in dubbio l’origine e la qualità dei liquidi, altri affermano che la semplicità dello svapare possa attrarre nuovi target di fumatori sempre più giovani.

Il funzionamento della sigaretta elettronica

Il suo funzionamento è molto semplice: all’interno del dispositivo vi è un liquido aromatizzato che viene vaporizzato automaticamente all’atto di aspirare. L’esperienza del fumare con la sigaretta elettronica viene definita “svapare”, cioè aspirare i vapori, e risulta del tutto simile a quella ottenuta con la sigaretta tradizionale (qualità del fumo, hit di nicotina, e qualora si scelga l’aroma al tabacco, persino il gusto). Le componenti principali di una sigaretta elettronica sono due: la batteria ricaricabile al litio, dotata di caricabatterie, e l’atomizzatore-serbatoio.  La batteria attiva la resistenza posta all’interno del’atomizzatore che ha il compito di vaporizzare il liquido. Il modello più diffuso di sigaretta elettronica monta diverse mini batterie compatibili. La frequenza con la quale si ricorre all’uso della sigaretta determina la necessità di potenza della batteria: quella più venduta è di media potenza, cioè 650 mA in un range che parte dai 300 e arriva ai 1000.

Queste batterie possono essere manuali o automatiche: quelle manuali si attivano premendo un piccolo pulsante posto sulla sigaretta, quelle automatiche sono le più diffuse e si attivano semplicemente aspirando. Il campo delle batterie è molto vario e diversificato: esistono batteria dotate di led colorato all’estremità che si accende quando si aspira, per ricordare la luce e il colore emessi da una sigaretta tradizionale, batterie con attacco usb, e ancora, batterie ad amperaggio elevato, tipiche dei gradi fumatori, che garantiscono una durata nettamente superiore.

Le parti delle sigarette elettroniche

L’atomizzatore è invece la parte che vaporizza il liquido contenuto nel serbatoio. Esistono diverse tipologie di atomizzatore, ma le più diffuse sono il tank con testina fissa o intercambiabile e il clearomizatore.
L’atomizzatore tank vaporizza il liquido in modo diretto: le prime sigarette elettroniche invece necessitavano l’assorbimento del liquido da parte di un filtro-cartuccia. Grazie all’atomizzatore tank si può controllare il livello del liquido nel serbatoio senza l’ingombro del filtro.

Questi atomizzatori possono essere conici (di tipo A) e cilindrici (di tipo B) a seconda della forma e della capienza: il serbatoio cilindrico può contenere una maggior quantità di liquido. Il clearomizzatore è il sistema alternativo al tank: si tratta di un atomizzatore integrato al corpo della sigaretta, che è dotato di una finestrelle per controllare il livello del liquido. Nel clearomizzatore sono presenti alcune cordicelle immerse nel liquido e già a contatto con la resistenza: questo consente una maggiore omogeneità nell’immissione del vapore, che risulta più caldo e più carico di sostanze, ma comporta un dispendio maggiore di liquido.

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